Riassunto

L'interazione del pubblico di visitatori con un'opera sull'inclusione e con i suoi mille significati, nati in fase di allestimento ma anche dal pensiero e dall'azione dei ragazzi che hanno partecipato al laboratorio IncluDimmi.

«Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi»
Marcel Proust

Un anno fa, di questi tempi, pubblicavamo un prodotto audiovisivo nel quale Mattia forniva una riflessione spiazzante per comprendere appieno l’inclusione e come essa possa realizzarsi se siamo disposti a cambiare il nostro modo di guardare e di agire.

In fondo, a noi interessa ampliare e riformare l’approccio alla cura e al mondo della disabilità. Il nostro lavoro richiede un continuo lavoro di immaginazione di nuovi percorsi, prospettive e possibilità, che sappiano “e-ducere”, tirare fuori contenuti taciuti e sopiti o persone dai propri gusci e dalle proprie abitudini.

Una domanda per nulla scontata

Anche con questo spirito è nato il progetto IncluDimmi, un laboratorio proposto sul territorio di Bresso durante l’oratorio estivo a bambini e ragazzi della Scuola Primaria e Secondaria di I grado. Creando il giusto contesto espressivo, è stata posta la domanda: «Cos’è l’inclusione, per te?». L’obiettivo era quello di interrogarsi sul tema a partire dalla propria esperienza personale, arrivando a rispondere mediante supporti e possibilità grafiche e manuali differenti.

È stato curioso notare come per rispondere, sia capitato spesso di ricorrere al paragone con l’opposto della parola in questione: tanti giovani hanno portato la loro esperienza con situazioni di esclusione, vissute in prima persona o meno. Questo ha aperto la porta a vissuti ed emozioni, segno di motivazione e partecipazione attiva, lasciando emergere in alcuni ragazzi e bambini buone dosi di empatia. Ne sono scaturiti lavori creativi, divergenti e divertenti, alcuni tridimensionali, prima forma tattile e concreta di inclusione sociale.

Ma, come ogni fotografia della realtà che si rispetti, c’è stato spazio anche per atteggiamenti oppositivi di chi prendeva sotto gamba il tema e la consegna, situazione fastidiosa e al contempo stimolante con la quale confrontarsi… a maggior ragione quando si ha in mente di realizzare un’opera che si compone dei lavori realizzati, valorizzandoli.

Dal laboratorio all’esposizione

Così è nata la Tenda di IncluDimmi, un gazebo di 3×6 metri che custodisce i prodotti realizzati e invita a entrare a guardarli, immergendosi in una foresta di disegni e lavori pendenti, disposti tutto intorno al visitatore, per creare un’esperienza di visita immersiva nel mondo dei giovani e dell’inclusione.

La mostra è stata esposta al pubblico per la prima volta durante la Festa degli Oratori di Bresso, per ripartire lì dove tutto ha avuto origine. In seguito l’esposizione è stata riproposta durante la Sagra della Madonna del Pilastrello, ricollocata all’interno del padiglione delle mostre, e sottoposta a una platea più ampia.

È stata un’occasione per tanti bambini e famiglie di tornare a vedere il proprio operato, esposto assieme a tanti altri. Entrando nello spazio della tenda è stato possibile andare incontro a questi lavori sospesi, appesi a fili sottili di tanti colori, rotanti indipendentemente dalla presenza o meno di aria a sospingerli, come a volersi mettere in mostra e palesarsi tutti quanti. È stato come incontrare i ragazzi e le loro voci impresse su fogli e cartoncini, tra disegni, ritagli e collage che esprimevano l’intenzione di abbracciare e coinvolgere, ma anche la fatica di chi si ritrova a essere lasciato in disparte.

Cosa ci mostra l’installazione

La struttura poi era pensata per ricreare dinamiche e presupposti per fare concretamente i conti con la tematica. Tutti i lavori sono stati inclusi, un insieme di prodotti che fotografa la situazione dei più giovani, una moltitudine di immagini che bombardano gli occhi di chi osserva, attirando lo sguardo un po’ qua e un po’ là; isole di idee, ramificazioni di pensieri, disposti su fili sottili ma retti da una solida rete, somma di colori riunificati per svolgere un lavoro corale, perché l’inclusione si realizza solo insieme.

La domanda posta ai bambini poi è stata rilanciata ai visitatori da una sorta di parallelepipedo cavo, posto al centro dell’installazione.

La Stele dell’Inclusione, è stata la forma concreta che ha assunto la nostra risposta, il contributo dei membri dell’associazione alla riflessione sul tema, un’opera che invitava a interagire con essa, per guardarla, toccarla, giocarci, e sperimentare limiti e possibilità.

Ogni parete della stele, tra frasi trascritte in braille e in varie lingue, grazie a finestrelle ispirate ai simboli del controller della PlayStation, intagliate e poste ad altezze e in posizioni differenti, poneva il fruitore di fronte a un diverso livello di inclusività (o al contrario di esclusività) con il quale fare i conti, per poter osservare le foto del percorso laboratoriale poste all’interno della costruzione.

È stato un progetto impegnativo, da concepire e realizzare, nato dopo aver avuto tra le mani il frutto del lavoro dei ragazzi e ora visibile tra le mostre sul nostro sito. Perché in fondo di questo si tratta: capire come dare spazio e voce a bisogni e aspirazioni, per fornire gli strumenti, le strutture e i contesti adeguati a supportare ogni individuo nella propria capacità di esprimere e realizzare se stesso, offrendo possibilità differenti nel medesimo spazio accogliente, rivoluzionando luoghi e abitudini fino a vivere con serenità la diversità per arrivare a comprenderne il valore.

Testo di Stefano Sorgente

Visita la Mostra IncluDimmi sul sito

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