PiUmani: mostra il bene

Nella cornice dell’Ottobre Manzoniano, ospiti negli spazi della parrocchia S. Vincenzo di Brusuglio, prende vita la mostra PiUmani, di fatto una concretizzazione del nostro pensiero e del nostro modo di operare, in forma di slogan e lavori artistici e musicali che non potevano restare nascosti… perché la Cura si Nota!

Già a inizio mese, durante la Sagra della Madonna del Pilastrello di Bresso, abbiamo presentato questo nostro motto come ispirazione per l’anno di lavoro in corso: il logo stampato sulle nostre magliette era un invito a mettersi in gioco, fare rete, aggiungere braccia e unire le forze per mettere le mani in pasta e arrivare a riscoprirsi più umani.

Parliamo di un tema in linea con il focus della Sagra rivolto alla figura di S. Francesco (emblema di dedizione, umanità e cura universale), ma quanto mai lungimirante e attuale per la nostra associazione e per il mondo contemporaneo: una sorta di stile sempreverde con il quale guardare a questo anno di lavoro e agli impegni che ci attendono, come linfa che possa rendere rigoglioso il nostro operato, stagione dopo stagione.

Il tema

Così, eccoci qui, meno di un mese dopo, con una fotografia eterogenea e completa di come l’arte possa declinarsi nella cura.
PiUmani è un’esposizione di prodotti molto diversi per realizzazione e risultato, specchio del percorso che li ha generati, ciascuno in grado di esplicitare quale tipo di atteggiamento debba avere una persona che fa terapia ma anche cosa possa significare mettersi al servizio, quando e come poter essere sostegno alla libertà dell’altro e quando invece si rischia di limitarlo e sostituirsi ad esso.

La disposizione dei lavori crea un percorso da seguire che spazia dalla fruizione di opere frutto della totale autonomia espressiva (nella quale l’operatore fornisce spazi e materiali e veste il ruolo di osservatore che fruisce dell’esperienza dei partecipanti con totale accettazione), all’intervento che accompagna e supporta, fino alla produzione a carico del terapista.

Varietà di opere

L’immagine della mano (guarda un po’, proprio quell’elemento che incarna la cura nel logo della nostra associazione) ci guida nelle diverse tappe della mostra.
Nella prima sezione, LA MANO CHE ESPLORA, è possibile trovare i Dripping della Profondità umana di S. El Sayed e Le Ballerine di Gabriele Mamotti;
segue la sezione intitolata LA MANO CHE SOSTIENE, con un collage di scarabocchi in rapporto alla figura umana, che danno vita a Il mondo di Kaido e Todoroki Shoto. Ecco due esempi di come operatore e utente possano lavorare fianco a fianco nella crescita personale e nella consapevolezza di sé.
Chiude il percorso LA MANO CHE INDICA, sezione che ospita La leggenda del Cane e dell’Uomo, una sinergia di musica e immagini da assaporare.

L’istinto del bene

Si tratta di un racconto diventato canzone e storia illustrata, nato dalla necessità di raccontare un’esperienza vissuta da ragazzi e operatori all’interno di un progetto di Pet Therapy. Come ogni storia poi prende una strada tutta sua e una vita autonoma.
Tale racconto, o meglio “RacCanto”, ci interroga su questo: fare uscire il nostro istinto animale significa tornare veramente alla legge del più forte?

Il mondo di oggi ci mostra come l’evoluta razionalità umana possa essere altrettanto piena di violenza e di aggressività. L’istintività della guerra viene portata avanti con motivazioni così razionali da risultare quasi ragionevoli. Ma esiste un istinto diverso: l’istinto del bene. Forse essere più umani oggi significa tornare alle nostre radici, a quella parte di noi più umana, che ci porta a cercare l’altro, a cercare l’affetto, a cercare il bene.

«Non servon parole per ciò che è importante», mostrare la nostra istintività non significa necessariamente mostrare la parte peggiore di noi, forse significa mostrare la parte più vera, quella che cerca uno spazio in cui esprimere e un altro in cui rispecchiarsi.

Più mani e più umani

Ecco il messaggio che volevamo trasmettere attraverso l’esposizione del nostro operato. Un messaggio che ha attirato, incuriosito, che è stato colto e che ha emozionato.

Siamo grati ai responsabili e agli organizzatori della festa, a chi ci ha fornito uno spazio e la possibilità di raggiungere quante più persone sceglievano di dedicare del tempo a osservare i lavori esposti.

Più mani sono state strette, più mani si sono date da fare, più mani si sono aggiunte e ci hanno sostenuto, materialmente e in fase di allestimento e smontaggio; amici di sempre e nuovi volti, nuovi incontri e visite a sorpresa. Chissà, magari anche Alessandro Manzoni sarebbe fiero di un intreccio del genere: tanta gente, tanti sguardi e tante parole, sgorgati più sinceri, per aiutarci a riscoprirci più umani.

Testo di Stefano Sorgente e Mattia Tagliani

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