«Non servon parole per ciò che è importante».
PiUmani: più mani, di autori, grandi e piccini al lavoro; tante possibilità creative differenti, per riscoprirsi più umani.
Siamo in presenza di un’esposizione di prodotti audiovisivi molto diversi per realizzazione e risultato, specchio del percorso che li ha generati, ciascuno in grado di esplicitare quale tipo di atteggiamento debba avere una persona che fa terapia ma anche cosa possa significare mettersi al servizio, quando e come poter essere sostegno alla libertà dell’altro e quando invece si rischia di limitarlo e sostituirsi ad esso.
La disposizione dei lavori crea un percorso da seguire che spazia dalla fruizione di opere frutto della totale autonomia espressiva (nella quale l’operatore fornisce spazi e materiali e veste il ruolo di osservatore), all’intervento che accompagna e supporta, fino alla produzione a carico del terapista.
Tappa 1 – LA MANO CHE ESPLORA
Il tratto, il colore, lo stesso atto di muovere una matita sul foglio può diventare un mezzo di conoscenza personale e di espressione del proprio mondo interiore.
La strada da percorrere in questi casi è quella della libertà espressiva: il conduttore fornisce una vasta gamma di materiali ma non dà nessuna consegna o vincolo specifico, nessuna indicazione sull’utilizzo; si pone come osservatore con totale accettazione dell’esperienza dei partecipanti.
Il foglio e la relazione con il terapeuta diventano uno spazio sicuro dove riconoscersi ed essere riconosciuti, dove sentirsi legittimati in ciò che si è e in ciò che si prova grazie alla possibilità di agire sulla materia, arrivando a presentarsi in tutta la propria essenza, grazie a segni, colori, forme e composizione.
Dripping della profondità umana
Ecco alcuni esempi di cosa significa creare senza un’idea di partenza, esercitando scelte di gusto estetico, liberando scariche di energia, modulando l’azione, esplorando le possibilità del proprio corpo e calibrando il pensiero. Grazie a questo è possibile fare esperienza di sé, ponendo il punto di partenza per la riscoperta di chi si è, tra luci e ombre.
Le Ballerine
Fare arte individualmente, senza nessuno che ci osservi, permette di concretizzare idee, immagini, e di confrontarsi con la materia. Ci troviamo così catapultati e coinvolti in un tempo diverso: il nostro tempo.
Nascono così cinque piccole statuine in legno di cirmolo (Pinus cembra) che esplorano la scultura come mezzo artistico per rappresentare la bellezza del corpo femminile, tra movimento ed equilibrio, in grado di dare vita a forme e posizioni originali e complesse.
Tappa 2 – LA MANO CHE SOSTIENE
Può capitare, nel lavoro di terapia, di dare una consegna o un suggerimento. Questo può influenzare la produzione di un’opera, ma, così come il bambino che esplora il mondo cerca l’adulto perché sa di potersi affidare, così può accadere in terapia con grandi e piccini: il ruolo dell’operatore può essere proprio quello di compagno di strada che dà sicurezza con la propria presenza, che intravede rischi e possibilità, che offre strumenti e strategie, e che, al bisogno, si mette a disposizione come sostegno e facilitatore.
Il terapista può lavorare sull’opera insieme all’utente e farsi carico di parte del lavoro, per dare serenità e per permettergli di concentrarsi su ciò che in quel momento è davvero centrale.
Il mondo di Kaido
Lo scarabocchio è uno strumento potente: grazie ad esso si può accettare qualcosa che non ha una forma vera e propria, ci si svincola dalla prestazione e dall’ansia della stessa. I segni aggrovigliati e informi poi possono ricevere un nome o un titolo. Ecco che un semplice scarabocchio riacquista dignità, e così lo riacquisisce tutto il lavoro dei partecipanti, in un percorso di crescita del senso di autoefficacia.
Dopodiché gli scarabocchi, mediante il collage, trovano posto in un paesaggio, generato attraverso l’uso del corpo come sagoma disposta in modi disparati a creare nuvole, grotte, palazzi.
Todoroki Shoto
La dinamica si ripete con maggiore consapevolezza: dopo che sono state analizzate le diverse caratteristiche di colori, segni e linee differenti, lo scarabocchio diventa occasione per esprimere l’emozione. L’operatore invita poi il bambino ad assumere posture ed espressioni che possano esprimere uno stato d’animo, e ne sintetizza le caratteristiche nella forma di figure stilizzate.
Figure e scarabocchi vengono assemblati e collocati, dopo aver motivato la scelta, all’interno di una silhouette umana, quella dell’autore.
Tappa 3 – LA MANO CHE INDICA
Ai bambini, da sempre, si leggono libri e storie illustrate. Questa è una vera pratica pedagogica: le immagini agganciano e sviluppano l’attenzione, creano immagini mentali e simboli che sono i mattoni per ciò che è il simbolo per eccellenza… la parola. Il racconto poi permette di sviluppare il pensiero narrativo, quella parte del nostro pensiero che, ponendo ordine tra le nostre esperienze e sensazioni, scolpisce ricordi e costruisce schemi di pensiero.
Anche in terapia il racconto illustrato viene utilizzato con l’obiettivo di dare un significato alle esperienze che si vivono, di dare un contenitore che detti un tempo specifico entro cui stare ad ascoltare, a guardare a capire.
La leggenda del cane e dell’uomo è un racconto diventato canzone e storia illustrata, nato dalla necessità di raccontare un’esperienza vissuta da ragazzi e operatori all’interno di un progetto di Pet Therapy. Come ogni racconto poi prende una strada tutta sua e una vita autonoma.
Questo racconto, o meglio “RacCanto”, ci interroga su questo: fare uscire il nostro istinto animale significa tornare veramente alla legge del più forte?
Il mondo di oggi ci mostra come l’evoluta razionalità umana possa essere altrettanto piena di violenza e di aggressività. L’istintività della guerra viene portata avanti con motivazioni così razionali da risultare quasi ragionevoli. Ma esiste un istinto diverso: l’istinto del bene. Forse essere più umani oggi significa tornare alle nostre radici, a quella parte di noi più umana, che ci porta a cercare l’altro, a cercare l’affetto, a cercare il bene.
«Non servon parole per ciò che è importante», mostrare la nostra istintività non significa necessariamente mostrare la parte peggiore di noi, forse significa mostrare la parte più vera, quella che cerca uno spazio in cui esprimere e un altro in cui rispecchiarsi.